Se stai progettando di iniziare a vendere online nel 2027, questo è il momento giusto per porti una domanda importante: come deve essere organizzata fiscalmente la tua attività?
Aprire un sito, creare un account Amazon o caricare alcuni prodotti su un marketplace è relativamente semplice. Impostare correttamente l’attività, invece, richiede alcune valutazioni preliminari: cosa venderai, dove acquisterai la merce, quali piattaforme utilizzerai, in quali Paesi saranno conservati i prodotti e a quali clienti ti rivolgerai.
Non si tratta soltanto di “aprire una partita IVA”. Per vendere online in modo abituale occorre avviare una vera attività d’impresa e coordinare tutti gli adempimenti fiscali, previdenziali e amministrativi necessari.
Vediamo cosa occorre sapere prima di iniziare.
Quando serve la partita IVA per vendere online?
La partita IVA è necessaria quando l’attività di vendita viene svolta in modo abituale e organizzato, anche se è appena iniziata e anche se, nei primi mesi, gli incassi sono contenuti.
Un e-commerce presuppone normalmente un’organizzazione stabile: un sito o un account professionale su un marketplace, un catalogo di prodotti, attività promozionali, sistemi di pagamento e una gestione continuativa degli ordini. Per questo, chi apre un negozio online con l’intenzione di vendere regolarmente non può attendere di raggiungere una determinata soglia di fatturato prima di aprire la partita IVA.
Il falso mito dei 5.000 euro
La soglia dei 5.000 euro viene spesso indicata online come limite entro il quale sarebbe possibile vendere senza partita IVA. Per l’e-commerce questa regola non esiste.
L’importo di 5.000 euro riguarda, in un contesto diverso, alcuni aspetti contributivi delle prestazioni di lavoro autonomo occasionale. Non trasforma un’attività commerciale abituale in un’attività occasionale.
Ciò che conta non è soltanto quanto incassi, ma come svolgi l’attività. Se acquisti o produci beni con l’obiettivo di rivenderli con continuità, promuovi un catalogo e gestisci ordini in modo organizzato, la partita IVA può essere obbligatoria fin dall’inizio.
Diverso è il caso del privato che vende sporadicamente beni propri usati, senza organizzazione e senza finalità commerciale. Il confine, però, deve essere valutato sulla situazione concreta: definirsi “hobbista” oppure utilizzare un profilo personale non basta a rendere occasionale un’attività che, nei fatti, è continuativa.
Aprire la partita IVA non è l’unico adempimento
Chi vende beni online esercita normalmente un’attività commerciale. Nel caso di una ditta individuale, l’avvio può richiedere:
- apertura della partita IVA;
- iscrizione al Registro delle Imprese;
- iscrizione alla Gestione commercianti INPS;
- presentazione della SCIA al Comune competente;
- attivazione di PEC e firma digitale;
- scelta del corretto codice ATECO;
- configurazione degli adempimenti relativi a fatturazione, corrispettivi e IVA.
La Comunicazione Unica consente di trasmettere attraverso il Registro delle Imprese diversi adempimenti collegati all’avvio. La SCIA viene invece gestita attraverso il SUAP competente, secondo le caratteristiche dell’attività.
Le formalità possono cambiare se vendi prodotti soggetti a regole specifiche, come alimenti, cosmetici, integratori, dispositivi o beni provenienti da Paesi extra-UE.
Quale codice ATECO scegliere per un e-commerce?
Con la classificazione ATECO 2025 non è più corretto cercare automaticamente un unico “codice e-commerce” valido per tutti. La scelta dipende soprattutto dai prodotti venduti e dall’attività concretamente esercitata, non soltanto dal fatto che la vendita avvenga via Internet.
Chi produce direttamente ciò che vende potrebbe inoltre dover indicare sia l’attività produttiva sia quella commerciale. Allo stesso modo, un progetto che comprende consulenza, contenuti digitali o altri servizi non può essere inquadrato guardando soltanto al negozio online.
Il codice ATECO incide sull’inquadramento dell’impresa e, nel regime forfettario, anche sul coefficiente utilizzato per determinare il reddito imponibile. Va quindi scelto analizzando il modello di business reale, non copiandolo da un’attività apparentemente simile.
Ditta individuale o società?
Per molti progetti in fase iniziale la ditta individuale è la soluzione più semplice, ma non è automaticamente quella migliore.
Prima di scegliere è utile considerare:
- investimento iniziale e valore della merce;
- fatturato e margine previsti;
- costi pubblicitari, logistici e di piattaforma;
- presenza di soci;
- esposizione finanziaria e rischi dell’attività;
- necessità di assumere personale o collaboratori;
- mercati e Paesi nei quali si intende operare.
Una società comporta costi e adempimenti maggiori, ma può essere più adatta a un progetto strutturato, con più soci, investimenti significativi o una crescita già programmata. La forma giuridica dovrebbe essere scelta sulla base del progetto dei prossimi anni, non soltanto del costo di apertura.
Regime forfettario o contabilità ordinaria?
Se vengono rispettati tutti i requisiti previsti dalla legge, una ditta individuale può valutare il regime forfettario. È un regime semplice, ma non è sempre il più conveniente per chi vende online.
Nel forfettario il reddito imponibile non viene calcolato sottraendo dal fatturato i costi effettivamente sostenuti. Si applica invece al fatturato un coefficiente di redditività stabilito in base all’attività esercitata.
Questo significa che non assumono rilevanza analitica, ai fini della determinazione del reddito, costi che in un e-commerce possono essere molto elevati:
- acquisto della merce;
- commissioni dei marketplace;
- pubblicità online;
- spedizioni e logistica;
- software e abbonamenti;
- resi e servizi di pagamento.
Per un’attività con margini ridotti, il forfettario può quindi risultare meno vantaggioso di quanto sembri. Inoltre, chi opera nel regime non detrae l’IVA sugli acquisti: un elemento particolarmente importante se sono previsti investimenti iniziali o acquisti consistenti di merce.
La scelta deve partire da una previsione realistica di fatturato, costi e margine, non dalla sola aliquota dell’imposta sostitutiva.
Nota: soglie, requisiti e cause di esclusione applicabili al 2027 dovranno essere verificati sulla normativa definitiva in vigore al momento dell’apertura.
Quanto costa una partita IVA per vendere online?
Non esiste un costo unico valido per ogni e-commerce. Occorre distinguere tra spese di avvio e costi ricorrenti.
Tra i principali costi iniziali possono rientrare:
- diritti e bolli relativi alle pratiche camerali;
- eventuali costi per SCIA e pratiche amministrative;
- PEC e firma digitale;
- assistenza per l’inquadramento e l’apertura;
- eventuali autorizzazioni legate ai prodotti venduti.
Durante l’attività bisogna invece considerare:
- contributi INPS;
- imposte sul reddito;
- diritto camerale annuale;
- gestione contabile e fiscale;
- software di fatturazione e gestionali;
- eventuali adempimenti IVA in Italia e all’estero.
Per i commercianti, i contributi INPS comprendono normalmente una quota minima dovuta anche in presenza di redditi bassi o di una perdita, oltre a una quota calcolata sull’eventuale reddito eccedente il minimale. Gli importi vengono aggiornati annualmente: per chi inizierà nel 2027 dovranno quindi essere utilizzati i valori ufficiali pubblicati per quell’anno.
I costi fiscali non possono essere stimati seriamente guardando soltanto al fatturato. Un’attività che incassa 80.000 euro con un margine del 10% è molto diversa da una che realizza lo stesso fatturato con un margine del 60%.
Vendere tramite Amazon, eBay, Etsy, Shopify o TikTok Shop non è la stessa cosa
Dal punto di vista fiscale, “vendere online” non descrive un unico modello.
Con un sito Shopify il venditore gestisce direttamente il rapporto con il cliente, pur utilizzando diversi fornitori per pagamenti e logistica. Su Amazon, eBay, Etsy o TikTok Shop occorre invece comprendere il ruolo assunto dalla piattaforma, i documenti che produce e i flussi da riconciliare.
Prima dell’avvio bisogna chiarire almeno:
- chi incassa dal cliente;
- chi emette il documento fiscale;
- quali commissioni vengono addebitate;
- da quale soggetto e da quale Paese arrivano le fatture dei servizi;
- dove si trova la merce al momento della vendita;
- chi gestisce spedizioni e resi;
- se la piattaforma interviene nella riscossione dell’IVA.
I report del marketplace e gli accrediti ricevuti sul conto corrente non coincidono necessariamente con i ricavi da contabilizzare. Le commissioni, i rimborsi, le trattenute e gli altri movimenti devono essere ricostruiti correttamente.
Se vendo anche all’estero cosa cambia?
Molti e-commerce iniziano dall’Italia, ma ricevono rapidamente ordini da clienti di altri Paesi. È quindi opportuno definire fin dall’inizio:
- dove saranno stabiliti i clienti;
- se le vendite saranno B2C o B2B;
- da quale Paese partirà la merce;
- se verranno utilizzati magazzini esteri;
- se i prodotti saranno importati da Paesi extra-UE.
Per le vendite a distanza B2C nell’Unione europea può entrare in gioco il regime OSS. Se la merce viene stoccata in un altro Stato membro, invece, può essere necessaria un’identificazione IVA locale anche senza aver superato una soglia di vendite.
Nel caso di importazioni occorre inoltre valutare correttamente operatore doganale, codice EORI, Incoterms, IVA all’importazione e documentazione doganale. Acquistare da un fornitore che promette una consegna “tutto incluso” non garantisce automaticamente il diritto a detrarre l’IVA pagata all’importazione.
Sono aspetti difficili da correggere dopo che le vendite sono già iniziate. Per questo la fiscalità internazionale non dovrebbe essere affrontata soltanto quando arriva la prima comunicazione da un marketplace o da un’autorità estera.
Cosa conviene preparare prima di gennaio 2027
Se vuoi iniziare a vendere con il nuovo anno, non è necessario attendere gennaio per parlare con il commercialista. Al contrario, i mesi precedenti servono a progettare correttamente l’avvio.
È utile predisporre:
- una descrizione precisa dei prodotti o servizi venduti;
- l’elenco delle piattaforme che verranno utilizzate;
- i Paesi di acquisto, stoccaggio e vendita;
- una previsione di fatturato, costi e margine;
- il budget pubblicitario e logistico;
- l’indicazione di eventuali soci o collaboratori;
- i contratti o le condizioni proposte da fornitori, marketplace e operatori logistici.
Questi elementi consentono di scegliere consapevolmente forma giuridica, regime fiscale, codici ATECO e configurazione IVA.
Gli errori da evitare quando si apre un e-commerce
Gli errori più frequenti nascono dalla convinzione che sia possibile sistemare la parte fiscale dopo aver iniziato a vendere. In particolare, è rischioso:
- aprire una partita IVA generica senza analizzare il progetto;
- scegliere il forfettario senza fare una simulazione dei margini;
- utilizzare un codice ATECO non coerente;
- iniziare a vendere all’estero senza valutare OSS e obblighi IVA locali;
- lasciare che un marketplace trasferisca la merce in magazzini esteri senza conoscerne le conseguenze;
- confondere gli accrediti della piattaforma con i ricavi;
- non verificare le fatture relative a commissioni, pubblicità e servizi digitali;
- affidare la gestione a chi conosce la fiscalità italiana, ma non i flussi dell’e-commerce e dei marketplace.
Un’impostazione corretta all’inizio costa molto meno di una regolarizzazione successiva.
Aprire un e-commerce nel 2027: parti dal progetto, non dal modulo
La procedura formale per aprire una partita IVA è soltanto l’ultimo passaggio. Prima occorre capire come funzionerà davvero l’attività.
Due venditori che utilizzano la stessa piattaforma possono avere obblighi completamente diversi: uno acquista merce in Italia e vende soltanto a clienti italiani; l’altro importa dalla Cina, utilizza Amazon FBA e vende in più Paesi europei. Non possono essere gestiti con la stessa impostazione.
Consol è lo studio fiscale specializzato nelle attività che vendono online. Analizziamo il progetto, individuiamo l’inquadramento corretto e accompagniamo l’impresa nella gestione contabile, fiscale e IVA, anche quando le vendite coinvolgono marketplace e Paesi esteri.
Vuoi iniziare a vendere online nel 2027?
Non aspettare il primo ordine per occuparti della parte fiscale. Raccontaci il tuo progetto: valuteremo insieme cosa deve essere predisposto per iniziare con una struttura corretta.